UGO GIANNATASIO

UGO GIANNATASIO - Biografia

Nacque a Roma il 2 ag. 1888, da Adolfo ed Emma Mirone. Rimasto presto orfano del padre, il G. passò l'infanzia e l'adolescenza con la madre a Roma, dove frequentò l'Accademia di belle arti e la scuola libera del nudo, e dove strinse amicizia con G. Severini.
Nel frattempo il futurismo, con la pubblicazione del primo manifesto su Le Figaro nel 1909, si era imposto all'attenzione degli ambienti artistici parigini. Il G. si unì ben presto al gruppo futurista, com'è testimoniato dalla sua corrispondenza con Severini e Marinetti (Drudi Gambillo - Fiori, pp. 302, 338). La posizione del G. all'interno del gruppo futurista appare fortemente compromessa dalla violenta opposizione di C. Carrà e di U. Boccioni, che fecero il possibile per escluderlo dalle attività del gruppo. Infatti, Carrà considerava il G. e altri come degli impostori che "dicendosi futuristi ci fanno un'antireclame che porta frutti disastrosi per tutti noi" (ibid., p. 319).
Nella prima metà degli anni Venti la sua attività fu intensissima ed estremamente diversificata. L'attività pittorica del G. si sviluppò intorno ai temi centrali del futurismo, come si può osservare nel dipinto a olio Il motociclista del 1918 (Roma, collezione privata: Crispolti - Sborgi, ripr. p. 108), dove l'esaltazione della macchina e il mito della velocità sono associati secondo i dettami di Marinetti. Nel 1919 scrisse un romanzo dal titolo Gli spettacoli dell'altro mondo.
La sua pittura di questi anni, pur prendendo le mosse dalle esperienze futuriste, risulta però libera da quel formalismo e si risolve in una astrazione essenziale e meditativa, con forti accenti poetici, soprattutto nell'intensità cromatica. Tuttavia quella inventività che aveva caratterizzato il primo periodo dell'artista, sembra ora cedere il passo all'atmosfera meditativa e malinconica di queste tele. "Il pittore non è un intellettuale, ma un istintivo, e l'opera d'arte nasce dallo stomaco e non dal cervello" dichiarò il G. nella presentazione per la mostra tenutasi nel 1958 alla galleria veneziana Il Cavallino, testimoniando la volontà di agire nell'ambito di una sensibilità primaria.
Il G. morì a Torino, il 7 giugno 1958.