Anna Maria Tulli - Centimetro x centimetro - pt.1

George Bernard Shaw amava dire che la Vita non è trovare sé stessi, ma “creare” sé stessi, implicando con ciò lo sforzo, assolutamente misterioso e abnorme, ma anche irrimediabilmente irrinunciabile, di cimentarsi con la domanda più grande di tutte, ossia il Senso dell’Esistenza nella sua pienezza e totalità; e non c’è da stupirsi se gli artisti, dalla Sistina in poi, ma in realtà anche prima, abbiano cercato forme espressive sempre nuove per suscitare una riflessione a cui la filosofia non ha ancora saputo dare, né mai darà, la Risposta definitiva. Anna Maria Tulli non fa eccezione in questo, dal momento che la Domanda è così impellente e spontanea da meritare una riflessione senza parola, dove nelle immagini possono scaturire autentiche scintille di Luce del Creato, come pure le ombre insite nella stessa Creazione.Ecco che “Grani di Vita” nasce così, un po’ per caso: ad attirare lo sguardo di Anna Maria, che declina il mondo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, non è tanto la grandezza degli orizzonti, ma il piccolo mondo conchiuso delle cose di tutti i giorni; in particolare della frutta che, per consuetudine, si trova in cucina. Svolgendo un gesto chirurgico, ma anche atavico, che ricorda le donne primordiali, l’artista prima taglia un kiwi, apre un melograno, sbuccia un’arancia;e poi, siccome lo sguardo dell’artista non può giudicare, perché il suo linguaggio è, per eccellenza, senza parole, vede qualcosa che dentro questa frutta la stuzzica, la attrae, la richiama e lì comincia il percorso cosmico. In modo casuale;
proprio come casualmente deve essere successo molto e molto tempo fa, quando due particelle primigenie di fotoni si sono di colpo incontrate e, secondo la logica della fisica quantistica, attratte in un “entanglement”, hanno cominciato a creare.L’entanglement, questo grande Mistero. Per i fisici, si tratta di una Questione con la “Q” capitale: come mai due particelle, distanti anche milioni di anni luce, di colpo cominciano a comunicare? Una gira, ed ecco che l’altra fa uguale: sono in comunicazione. Una si contrae e l’altra pure. Si comportano, direbbe il grande Francesco Alberoni, come due innamorati: e infatti per spiegare questo strano “ingarbugliamento”, questo aggrovigliamento energetico che ha tutta l’aria di un abbraccio, i fisici hanno dovuto abbandonare il razionale e ricorrere al sentimento: le particelle, de facto, stanno insieme, sono una coppia, una diade, una sigizia. Dopo questa scoperta di Luce, i fisici scappano subito: come fare a presentare all’Accademia Internazionale il concetto di “Amore” per spiegare il Cosmo? Equivale dare ragione alla Filosofia,
alla Religione; e anche all’Arte, se volessimo. Una disfatta, una vergogna. Secoli di onorato Illuminismo sfociano non nella Scienza ma nell’Umanesimo: si parla di “Quintessenza Alchemica” e quindi non si può andare avanti o la Scienza si trova, a sua volta, “entangled”, ingarbugliata, insieme alla sua controparte più astratta, più romantica. Poco ci manca per arrivare ad ammettere quindi che i fantasmi esistono; e nell’epoca del Materialismo più abietto, questo fa paura.
Così, nel fotografare i suoi chicchi di melograno con la tecnica usuale che Anna Maria predilige, quella del macroingrandimento, ecco che di colpo da un chicco emerge un fantasma. Annamaria lo guarda, lo riguarda, ripassa le foto: non c’è dubbio, dentro c’è un puntino di Luce. Quella Luce a modo suo le parla: per fortuna, Anna Maria Tulli non è una fisica ma un’artista, quindi non ha bisogno di rifugiarsi dietro l’idea che sia “solo un’impressione”: anzi, accetta la sfida
del chicco di melograno, e le pare che il suo interno immensamente ingrandito, nasconda non solo la Luce, ma anche un piccolo cuore pulsante. E passa a trasformarlo.

13.10.2021