Anna Maria Tulli - Centimetro x centimetro - pt.2

Il Melograno. Che strano frutto! È tradizionalmente il simbolo di Ade, il Dio dei Morti: come può quindi, Ade, suggerirle la Vita? Se fossimo nella Grecia ellenistica del Mito, Platone forse ci suggerirebbe che è proprio nella Valle di Lete, ossia nel mondo dell’Oltretomba di Ade, e davanti alla Vergine Lachesi, che l’Eroe Er scopre quanto l’Anima - il puntino di Luce nel Melograno - sia immortale. E se è immortale, forse può reincarnarsi e diventare un nuovo Cuore. Il Cuore. Quest’organo misterioso che pompa sangue ed energia nel corpo; questo instancabile, solido, fragile muscolo che sa provare emozioni: Ade, Dio della Morte, non era forse innamorato della Dea della Vita, Persefone?
Ed eccoci qui alle nostre due particelle lontane anni luce nel Cosmo: separate irrimediabilmente da un destino inappellabile, non rinunciano a volersi avvicinare, perfino forzando questo destino: e creano la Vita. Dentro il chicco di melograno nasce un cuore umano, che diventa un feto, un bambino. Chi scrive non ha problemi ad ammettere di aver pianto davanti a questa immagine che Anna Maria oggi presenta come l’inizio umile e semplice di una ricerca complessa ed elevata: l’innocenza e la bontà di quel chicco di melograno suscita in chi osserva un’empatia talmente forte - un naturale “entanglement” - che solo un cuore molto duro non può cogliere. Ecco, forse un fisico scapperebbe davanti a ciò, proprio perché l’emozione è troppo forte per poterla sopportare con la dignità richiesta a uno scienziato. Per fortuna a un critico d’Arte è concesso piangere.
Da questo piccolo Nuovo Nato, questo Nuovo Cuore di Luce Pulsante avvolto da un universo di stelle, però, si sviluppa subito nell’Artista la riflessione dolorosa: Anna Maria, reduce dai suoi “Incontri Praghesi”, in cui aveva affrontato la tematica dei disegni dei Bambini del campo di Terezin, avvolgendo di dolcezza tutto il dolore della condanna attraverso delle “Scatole” di sogni, qui viene colta dal pensiero, grandioso e terribile insieme, della biogenetica. La biogenetica, l’ottenere organi sani per persone malate da piccole creature “prodotte” all’uopo come fossero merce di consumo. In America abbiamo assistito impotenti e indignati alle leggi che permettono gli aborti perfino all’ultimo mese.
Abbiamo visto lo scandalo di piccoli nati sottratti al grembo materno per fruirli come donatori di organi nuovi a persone ormai sul finire della loro esistenza, come se questa fosse l’unica vita possibile e non ci fosse un’anima immortale che può tornare a vestire un nuovo corpo.
E qui lo sguardo dell’osservatore si sposta sui maestosi tronchi di ulivo che durante uno dei suoi viaggi, Anna Maria decise di eternare: antichi, dalla corteccia segnata come il cuoio vecchio o la pelle grinzosa, colpiti dal plasma vibrante di un fulmine, pura energia misteriosa arrivata dall’alto secondo progetti insondabili, espressione viva e vera di quelle Forze Cosmiche di fronte alle quali già la letteratura gotica di un Byron e l’Arte romantica di un Friedrich tremavano per la loro impredicabile eternità, stroncati nel ciclo vegetativo magari proprio in una notte di serenità o di tempesta non troppo forte, imponenti nella loro morta fissità, questi alberi ci ricordano quegli animali preistorici estinti da tempo, che hanno dato vita alle leggende di draghi e cavalieri. L’Ulivo, la pianta di Athena. La pianta della Dea Vergine e Guerriera, che è anche patrona di Arti e di Sapienza, la saggezza dentro le pieghe contorte del legno, come rughe ataviche della Storia umana. Anche qui, entra in gioco una contraddizione: alberi sempreverdi e sacri a una Dea di vita e di cicli cosmici storici portano in sé la morte. È il “Quantum Entanglement” che abbiamo visto sopra, dove due particelle uguali e contrarie che stanno a milioni di chilometri anni luce, si incontrano, si ingarbugliano, si fondono, e generano un Terzo che ha in sé le caratteristiche di entrambi. Così nasce l’Universo e nasce l’equilibrio

15.10.2021