ENZO BENEDETTO

ENZO BENEDETTO - Biografia

Benedetto, detto Record da Filippo Tommaso Marinetti, si avvicinò al secondo futurismo nel 1924 conoscendo Mino Somenzi e fu attivo come futurista fino alla sua scomparsa, divenendo un tenace continuatore dei principii del movimento, rivisitati nel 1967 col manifesto di Futurismo Oggi. Benedetto teorizza e pratica l’unione del colore con la parola e conia il termine cromo-paro-libera per definire la sintesi fra pittura e scrittura.Nel 1924 a Reggio Calabria curò la rivista Originalità, pubblicando in prima pagina un editoriale di Marinetti sul futurismo alla XIV Biennale di Venezia. Nel 1925 curò con Libero de Libero la rivista Interplanetario, nota per avere ospitato i primi scritti di Alberto Moravia.Nel 1926 promosse la sala futurista per la IV Biennale d'Arte Calabrese di Reggio Calabria, curata da Alfonso Frangipane e in cui esposero, fra gli altri, Depero, Dottori, Tato, Fillia, Pozzo, Benedetta Marinetti e lui stesso. Sempre nel 1926, quando la XV Biennale di Venezia presenta per la prima volta anche i futuristi, Benedetto seguirà l’avvenimento come inviato del quotidiano «L’Eco di Messina e della Calabria». Si trasferisce definitivamente a Roma nel 1927 e aderisce nel 1931 al Manifesto dell'Aeropittura.Nel 1930 pubblicò Viaggio al pianeta Marte, romanzo di fantascienza, come inserto del giornale Il Popolo di Calabria.Benedetto aveva cominciato a volare nel 1926 come documenta una foto dell’epoca. In quello stesso anno, ispirato alle gesta dell’omonimo aviatore, aveva eseguito il dipinto De Pinedo, di cui è conservato un rifacimento del 1990 al Museo dell’Aeronautica “G. Caproni” di Trento, e la tempera Aerei, oggi in collezione privata romana. Aderisce perciò, prontamente e a ragion veduta, al Manifesto già firmato da Balla, Marinetti, Depero, Dottori, Tato, Prampolini, Fillia, che propugna il trionfo di una spazialità potenziata dal volo nei suoi effetti dinamici e liberata dalla fissità dell’orizzonte.Nella seconda guerra mondiale fu imprigionato in Africa dalle truppe inglesi sino alla fine del conflitto. Benedetto continuò la sua attività futurista anche nel secondo novecento.Nel 1951 partecipò a Bologna, Palazzo del Podestà, alla collettiva "Mostra Nazionale della Pittura e della Scultura futurista", con Acquaviva, Giacomo Balla, Primo Conti, Tullio Crali, Fortunato Depero, Gerardo Dottori. Muore a Roma nel 1993 dove ormai risiedeva da tempo.