ANGELO BRESCIANINI, A FERRO E FUOCO

La storia dell’arte del XX Copiasecolo racchiude molti significati e ricerche. I nuovi materiali e le tecniche hanno contribuito e ispirato gli artisti a intraprendere nuovi percorsi e nuove esperienze. Essi si divisero in più categorie. Da un lato de Chirico che fu personalità indipendente nonostante gli stimoli e le frequentazioni in cenacoli illustri e avanguardistici coordinati da Apollinaire, il quale tentò di tenere insieme geni ribelli come Picasso, Modì. Il novecento fu caratterizzato appunto da esperienze che, grazie a Picasso e Braque, diedero inizio alle più ardite espressioni con l’impiego di materiali e tecniche. Picasso con materiali arruginiti di discariche riuscì a dare nuova vita. Burri con sacchi di iuta lacerati. le sue plastiche disciolte da fiamme ossidriche e i suoi cretti ottenuti da aride argille. Manzoni con i suoi acrome, Klein con i suoi pigmenti e le impronte. Fontana che, in mezzo a tutti ritengo la vera fonte d’ispirazione. Partendo dalla lacerazione dei suoi crateri, vere e proprie ferite inferte dapprima con qualsiasi oggetto appuntito e poi con il bisturi per sfregiare il candore e l’integrità della superficie.

Furono anni eroici in cui l’artista ebbe il coraggio di sfidare il tempo con l’istantaneità del gesto a generare una nuova arte.

Nel 1968, conformemente a questa generazione che rifiuta la scelta tra la rappresentazione e l’astrazione, Brescianini partecipa alla biennale di Padova e vi espone delle opere informali, frutto di un incontro tra il caso e il talento.

Gli anni ’70 lo vedono abbandonare tele e colori per dedicarsi alla scultura su legno totalmente a curve e di forme complementari.

Gli anni ’80 e ’90 serviranno allo sviluppo di opere murali che uniscono cinetica e movimento fino all’ineluttabile esaurimento del gesto e del tema. Nascono le prime realizzazioni di superfici sparate con il fucile.

A partire dagli anni 2000 Brescianini riprende due concetti che altri artisti avevano proposto prima di lui, ma la cui risoluzione per natura resta personale:

- La nozione di velocità e la sua rappresentazione nello spazio (Marinetti, Boccioni e altri futuristi)

- La creazione nata dall’istantanea ma frutto di una lunga gestazione come l’aveva espressa 

Robert Malaval, nella sua serie “ Paillettes”.

Niki de Saint Phalle aveva aperto la via con i suoi tiri aleatori su un supporto preparato precedentemente ma la cui opera finale, il risultato, il visivo non erano né prevedibili né modificabili.

Brescianini vuole una modificazione immediata del supporto e abbandona tela e telaio per una lastra di inox, di acciaio o di vetro e il pennello è sostituito da un revolver o da un fucile.

La lastra di metallo diventa un bersaglio, vittima di ogni tiro che la deforma secondo un rituale accuratamente organizzato: installazione della pallottola, angolo di tiro, distanza … stranamente, in un contrasto che stupisce, l’alterazione della superficie offre talvolta la forma addolcita di un seno.

A partire dal 2004 le ferite inflitte al supporto saranno ulteriormente addolcite grazie all’aggiunta di colori, sia laccati che sotto forma di ossido di polvere metallica

Una certificazione sarà consegnata per ogni opera presentata.

Proprio in questi anni la conoscenza del critico A.F. che gli dedicherà diverse mostre in musei e gallerie d’arte in tutto il mondo.



27.09.2021