DA GROSZ A KIEFER,PERCORSI NELL'ARTE TEDESCA PT.1

C’è stato un momento, fra la metà degli anni settanta e la metà degli anni ottanta, in cui la Germania iniziò a vedere - già prima della caduta del muro - uno spiraglio attraverso le coltri della guerra fredda e della divisione della nazione.Nell’economia, nella tecnologia, nello sport,nel cinema, nella letteratura e anche nell’artesi annunciava - forse troppo ottimisticamente- l’alba di una rinascita.Ho scelto un brano di Jorg Immendorff tratto da un’intervista apparsa alcuni anni fa su Artforum per mostrare quale incrocio di artisti avesse generato il clima magico della Germania di quegli anni. “Nel 1982 - scrive Immendorf -tenni la prima personale in un museo tedesco,alla Kunsthalle di Düsseldorf, e presentai i miei dipinti della serie Cafè Deuschland [1978-82].Poco dopo partecipai per la seconda volta a Documenta, e soltanto pochi mesi dopo al Martin Gropius-Bau a Berlino si aprì la mostra Zeitgeist. Questo periodo fu per me importante
anche per lo scambio reciproco che ebbe luogo fra la generazione di artisti più anziani e artisti molto più giovani come Walter Dahn e Georg Jiri Dokoupil, due degli artisti di Colonia riunitinella Mülheimer Freiheit. […] anche il loro lavoro fu presentato a Documenta 7. Accade raramente che una generazione più vecchia e una più giovane raggiungano l’attenzione del pubblico contemporaneamente. Inoltre furono pubblicati libri e cataloghi come Hunger nach Bildern. La transavanguardia tedesca.Improvvisamente, tutta l’Europa reagì alla scena artistica tedesca, non solo la Francia e la Gran Bretagna ma anche l’Italia,dove lavoravano pittori come Francesco Clemente e Sandro Chia. La maggior parte della reazione fu centrata sul dibattito intorno alla cosiddetta pittura figurativa. E naturalmente fu sempre in questo periodo che David Salle e Julian Schnabel, essi pure presenti a Zeitgeist, cominciarono ad esporre in Europa1”. Allievo di Joseph Beuys, Immendorff (Bleckede, 1945) nutre una profonda fiducia nel ruolo dell’artista come forza politica integrata. Nel 1977 inizia la serie Cafè Deutschland, in cui fonde il realismo sociale e l’espressionismo di Grosz con il surrealismo spaziale di Matta e in cui svela la sua violenta avversione alla decadenza e all’ipocrisia del suo paese. Se nel suo ricordo attuale la rabbia si è stemperata, sembrano emergere altri aspetti, quali il riconoscere l’importanza e la continuità della tradizione artistica tedesca e la fierezza per aver dato vita al più importante movimento di risveglio della pittura degli ultimi decenni. Sono infatti gli albori di un’esperienza artistica che lascerà un segno nella storia dell’arte: “Neoespressionismo” è la definizione più generica per indicare queste nuove correnti pittoriche figurative emerse soprattutto in Germania all’inizio degli anni Ottanta e accomunate dal tratto aggressivo della pennellata e dai colori densi e violenti. Tuttavia il caso tedesco trova forti assonanze e reciproche occasioni di scambio con altre situazioni internazionali. Si riscoprono, e si rileggono con un atteggiamento estetico-ideologico, in Germania l’eredità espressionista di Die Brücke e della Nuova Oggettività, in Italia la lezione del futurismo e della metafisica - mescolata con suggestioni espressioniste, primitiviste e surrealiste e con testimonianze di arte popolare -, in Gran Bretagna l’opera senza paragoni di Bacon,negli Stati Uniti l’espressionismo astratto di De Kooning, ma anche quello di Philip Guston, convertitosi dal 1970 a un’originale figurazione fumettistica. Gli artisti francesi del gruppo Figuration Libre fanno invece riferimento, oltre che al Graffitismo americano, all’Art Brut di Dubuffet e alla pittura del gruppo Cobra. Anche la Spagna è fra i centri propulsori del neoespressionismo, con l’apparizione di artisti come Miquel Barceló e José Maria Sicilia.Parallelamente, mostre di importanza capitale come Zeitgeist, allestita nel 1982 a Berlino e curata da Christos M. Joachimides e Norman Rosenthal, affiancano la pittura al concettualismo meno rigido. Il neoespressionismo ebbe un grande successo commerciale, le cui ragioni sono varie e forse insondabili.Su un piano strettamente artistico, esso rappresenta il momento della riappropriazione della manualità e della piacevolezza dell’operare dimensioni monumentali dei dipinti e delle sculture e si assiste alla piena riabilitazione del revival
e della citazione, spesso con un approccio eclettico e disinvolto. Sul piano teorico, il dibattito generato - a volte semplificato nella contrapposizione
figurativo/non figurativo - raggiunge la stampa più popolare. Non va però escluso che parte del successo più immediato - al di là del merito contingente degli artisti - sia da attribuire a una diversa tendenza prevalente nel sistema dell’arte, con la crescita del collezionismo e l’emergere di un mercato artistico
desideroso di oggetti più facilmente vendibili e scambiabili di quanto non fossero gli happenings, le performances e le installazioni.

29.04.2021