FUTURISMO E AEROPITTURA PT.6

6) Depero stava incorporando nel proprio operare artistico il rumorismo sperimentato da Luigi Russolo, e Balla, sempre con Depero, avrebbe steso il manifesto La ricostruzione futurista dell’universo (1915). Si trattava, per Balla, di portare alla Presenza un Oggetto risolto in Azione. Azione pura, come quella dell’Io fichtiano, prima, e gentiliano poi. Un Io destinato a farsi uno con l’oggetto e dunque a negare ogni ripresentantesi oggettualità; in un vortice infinito di compenetrazioni iridescenti (come quelle dipinte da Balla tra il 1912 e il 1914) che avrebbero dovuto innanzitutto liberare il campo alla potenza di un Io che non intendeva rompere solo con questo o quel passato, ma con ogni passato in quanto tale. Un Io che sarebbe stato in quanto tale ‘rottura con il passato’; con quel passato con cui sempre abbiamo peraltro a che fare, là dove ci imbattiamo nella resistenza della datità– ossia, con quel ‘dato’ mendace che mai potrebbe dimostrarsi fedele alla propria origine.
D’altronde, se per un verso l’Io è originariamente responsabile dell’esserci di tutto quel che c’è – destinato a produrre un’oggettualità valvole da ultimo come perfetto emblema della propria infinitudine (ché, l’Io infinito o assoluto è talmente potente da riuscire a produrre – e ad esser tale solo in relazione a tale produzione – l’abissalmente distante da sé: ossia, il finito, l’oggetto, l’altro, il Non-Io finito e limitato che chiamiamo ‘mondo’… come sapeva bene Grossatesta, infatti, il finito può risultare solo dalla moltiplicazione infinita dell’infinito) –, per un altro verso il risultato del suo fare era destinato ad apparire come ostacolo alla propria potenza infinita, e dunque a smentire costantemente la stessa infinitudine da cui era stato comunque reso possibile. Ossia ad esibire la propria falsità; vale a dire l’inganno costituito da un’alterità di cui l’artista non avrebbe potuto non sentirsi vocato a svelare la vera natura. Mostrando che esso non era quel che sembrava essere. Mostrando che quel che è, è quel che esso sembra, solamente, essere – ma non è.
Perché, potremmo rilevare con Fichte (del cui orizzonte filosofico i Futuristi rappresentavano una straordinaria e radicale incarnazione), “chi diventa consapevole della propria autonomia e indipendenza da tutto ciò ch’è fuori di lui – e tali si diventa soltanto in quanto ci si fa da se stessi, indipendentemente da tutto – non ha bisogno delle cose a sostegno del proprio io, ed è in grado di farne senza, dato ch’esse negano la sua propria autonomia e la volgono in vuota parvenza. L’io ch’egli possiede e che lo interessa nega quella fede nelle cose; per inclinazione egli crede alla propria autonomia: la raggiunge affettivamente. La sua fede in sé è immediata”30.
Questa, l’autentica cornice delle forme più radicali di afflato futurista, il cui esito più maturo sarebbe stato forse quello rappresentato dalla declinazione evoliana del sintetismo, elaborato nel periodo romano della grande avventura rivoluzionaria inaugurata da Marinetti.
Solo sulla base del precedente fichtiano è d’altro canto possibile intendere davvero la congruenza della convinzione evoliana, relativa al fatto che la ‘forma spirituale’ cui si sarebbe dovuto dar luogo “non doveva essere la rappresentazione intellettiva dell’oggetto né l’interpretazione trascendentale dell’oggetto né alcuna simultaneità di forma colore e pensiero avente base nell’oggetto che la costituisce, bensì qualcosa che è assolutamente fuori dall’oggetto, che è rinchiuso in noi”.Secondo Evola, infatti, “la pittura futurista doveva differenziarsi da ogni altra esclusivamente in quanto escludeva l’oggetto, in quanto era l’estrinsecazione di forme puramente astratte e psicologiche, in quanto noi stessi quale spirito siamo gli unici soggetti dei nostri quadri.
Tutto quello che è oggettivo, infatti, ossia che ha carattere di necessarietà o di fissità (stile) convenzionale, viencompletamente scartato, posto come nemico”31. Una vera e propria pratica di idealismo pittorico – così l’avrebbe chiamata l’artista-filosofo… fondatore, peraltro, di quella grande opzione speculativa che sarebbe stata rappresentata dall’idealismo magico.

16.06.2021