FUTURISMO E AEROPITTURA PT.8

8) Quello dei Futuristi sarebbe stato dunque un gesto autenticamente e radicalmente filosofico.
Abolizione di ogni pre-giudizio, messa in questione della doxa, e quindi di tutto quel che viene di volta in volta ereditato dalla tradizione, ovvero, dal passato… esercizi, tutti questi, da sempre familiari alla genuina scepsi filosofica; ovvero, alla potenza della sua epoché metodologica.
La filosofia, infatti, non può sorgere se non come attitudine all’interrogazione, al sospetto, e dunque alla libertà del ‘dubbio’. All’azzeramento e al sempre possibile fallimento – di fatto incombente su qualsivoglia nuovo itinerario. Un’attitudine che avrebbe trovato proprio nei Futuristi, dunque, quella declinazione pratico-poietica non sempre esplicitata nell’ambito della pura riflessione.
Anzi, da quest’ultimo per lo più rimossa; frenata, o al massimo posticipata.
L’agire, d’altro canto, reclama un fondamento inconcusso; perciò, prima di agire, il filosofo dovrà radicarsi in una certezza pressoché assoluta. Ché, non può consentirsi passi falsi. Fermo restando che, l’afflato nei confronti di un inizio sempre nuovo non può che arrischiarsi, e mettersi in gioco nella forma più radicale. Solo così ci si può infatti sentire veramente ‘liberi’.
Anche Carrà sarebbe stato d’accordo – stante che per lui, “se fossero state modificate e distrutte tutte le categorie, tutt’affatto arbitrarie del resto, che facevano della pittura un giuoco artificioso perpetrato con dei colori e della tela, l’arte se ne sarebbe avvantaggiata – poiché resa libera da ogni pregiudizio e fatta capace di manifestarsi nella sua massima sincerità e purezza”42.

23.06.2021