GIACOMO BALLA E LA MUSICA PT 2


Già prima del futurismo, Balla è attratto dalla dimensione sonora dell’immagine, dalla sensazione acustica che accompagna i dati visivi. Nel 1898 dipinge una serie di oli su tavola, le « Macchiette Romane »5, dedicata ai venditori ambulanti osservati nelle strade di Roma. Inserisce, allora, all’interno di ogni dipinto, le loro tipiche grida di richiamo, quali « Abbiamo li cornetti a due soldi l’uno… » oppure « La ricooootta freeeesca…». Questa stessa volontà di sonorizzare l’immagine, cioè di completarla nel suo esplicitarsi come esperienza percettiva e sensibile, si ritroverà, in modo strutturalmente più elaborato, negli anni futuristi. Ad esempio in un’opera come Autorità inauguranti del 1922, in cui Balla introduce le parole che caratterizzano il muoversi comportamentale dei personaggi con la stessa meccanicità ripetitiva delle grida delle « macchiette romane »6. Nel quadro come Suonatore d’organetto del 1906, ponendo in primo piano la mano e lo strumento del musicista7, sembra parimenti annunciare l’ormai celebre Ritmi di un violinista, dipinto sei anni dopo, in casa dell’avvocato Löwenstein, a Düsseldorf.
La ricerca successiva, dalle velocità meccaniche ai « complessi plastici », si compie invece in gran parte sotto il segno del rumore. Balla esplora i rumori che accompagnano l’evento cinetico, cerca di restituirli col colore, con le forme e con le linee sulla tela. Introduce il riferimento al rumore nel titolo dei suoi dipinti, che è talvolta trascritto nello spazio stesso dell’immagine: ad esempio nel quadro Ritmo + velocità + rumore d’automobile del 1913-1914. Vuole canalizzare così la lettura dell’opera sugli equivalenti visivi della sensazione acustica che accompagna il passaggio dell’automobile in corsa. Passa così dalla sinestesia alla sinopsia, cioè dalle equivalenze cromatiche alle equivalenze grafiche. Si interessa alle « forme rumore » inerenti al motore a scoppio di una motocicletta distinguendole graficamente da quelle prodotte dai rumori di un’automobile. Poi, estraendo e isolando gli elementi formali ottenuti dall’osservazione del fenomeno cinetico, crea composizioni astratte di « forme rumore » cadenzate e orientate in progressione nello spazio. Le dipinge con la vernice su carta oro per rendere, tramite le luminosità fugaci del supporto, gli effetti visivi che corrispondono al manifestarsi repentino della sensazione acustica. Dalle « forme rumore » Balla ricava anche decorazioni per paralumi15 o motivi per il ricamo.Con i « complessi plastici » si interessa invece al « frastuono », cioè al rumore ambientale inteso non solo come contesto urbano, ma anche come accadere sonoro di eventi festivi. Parallelamente scrive delle partiture di onomatopee per gli spettacoli Macchina tipografica e Proserpina che progetta intorno al 1915. Passa così dalle cadenze ritmiche del rumore tecnologico al canto o alla litania che esplicita la quidditas degli elementi naturali, trascrivendone in chiave sonora una percezione animistica. Russolo ha esaltato il rumore parlando della sensazione acustica che è parte integrante e immediata della vita. Le tavole parolibere di Balla, come la celebre Rumoristica plastica Baltrr, registrano il vissuto con delle vere e proprie composizioni onomatopeiche: a dimensione sonora rivela e racconta l’accadere quotidiano.

08.04.2021