LE STAGIONI DEL FUTURISMO, DALL'ATELIER BALLA AI "LUOGHI DEL FUTURISMO"

Nell' ininterrotto e diffusso revival futurista, iniziato con Futurismo & Futurismi di Palazzo Grassi a Venezia nel 1986, alimentato da decine di rassegne e mostre personali in Italia e all'estero, che hanno apporofondimento quel movimento a diversi livelli di analisi, un revival in realtà iniziato ancor prima, ma a livelli spettacolari, più di una ricerca che non di evento, come nel caso di Ricostruzione Futurista dell'universo del 1980 alla Mole Antoneliana di Torino, curata da Enrico Crispolti, presentare l'ennesima mostra futurista può sembrare pleonastico e di maniera. Non lo è invece per la galleria Arte Centro che il futurismo e i futuristi ha esposto da sempre, anche quando alucni autori erano sconosciuti ai più.
E non ci si riferisce soltano ai cosidetti secondo futuristi e agli epigoni, ma anche a pittori e scultori già attivi nel movimento marinettiano nei primi anni Dieci, oggi ricercatissimi, per essere stati solo di recente oggetto di approfondimento e al fine ricollocati nella giusta dimensione storiografica.
Ricordo nel 1970 grandi tele di Prampolini appese nell'arroccato spazio di via Brera, snobbate dai collezzionisti, oggi nei musei, o fantasiche sculturine in metallo di Regina, artista tuttora poco valorizzata, e ancora le incredibili aeropitture di Dottori e quelle di Andreoni.
Ma quegli anni, la galleria esponeva anche Balla, Severini, Depero, per l'entusiamo di pochi appassionati.
Palazzo Grassi ha abuto il merito di avviare alla grande un discorso sul Futurismo come evento artistico fruibile da un pubblico di massa.
Ma in quella rassegna si rivelò carente non certo di capolavori, ma di analisi storico-critica, e quindi incompleta, il che provocò la reazione di studiosi e ricercatori.Quelli che avevano infranto progressivamente una sorta di muro costruito da alcuni critici e storici dell'arte, a partire daggli anni cinquanta su una visione del futurismo tutta incentrata su Boccioni, sulla pittura, sul futurismo milanese, dunque sulla stagione eroica che ritenevano si fosse conclusa con la morte nel 1916 di Boccioni e Sant'Elia, giudicando tutti gli sviluppi successivi sottoprodotti , per di più legati alla cultura fascista.
 

04.03.2022