MIMMO ROTELLA UN MANIFESTO PER SEMPRE

Lo scenario del contemporaneo occidentale é uno scenario impostato sulla velocità, simultaneità, dissolvenze incrociate, corrosioni, che nasce dal gioco seducente e crudele del buio e della luce... Mimmo Rotella è un ‘rapinatore di immagini’ utilizza immagini rubate, lacerate, aggredite e mostrate fuori da una città che si configura sempre di più come una serie di dati matematici. 
Mimmo Rotella inventa il décollage, una particolare specie di furia iconoclasta: il primo strappo Mimmo  Rotella  lo  compie  nei  confronti  della  pittura tradizionale inventando un modo di distruggere e ferire l’immagine che in realtà l’esalta e la rende unica, la sottrae alla ripetizione mediale che ne ruba l’anima, e distruggendo i manifesti (cinematografici, politici, pubblicitari) li fa entrare nelle gallerie d’arte contemporanea. Il percorso artistico di Rotella prende il via qualche anno prima, nel ‘45, con pastelli, matite, olio, ma già nel ‘49 comincia a sentire qualche insofferenza e inizia a comporre le «poesie fonetiche e epistaltiche», diventando, di fatto, un «performer». Ha sempre parlato di una sua idea fissa: trovare una nuovo linguaggio dell’arte, e il decollage è divenuto una sorta di rivoluzione linguistica che ha introdotto elementi estranei alla tradizione visiva. Sicuramente Rotella, pur creando una serie di variazioni sulla propria forma espressiva (basti pensare agli «Art Typò» o ai «Frottage») è l’artista europeo che, mantenendo una propria autonoma identità, ha meglio dialogato con gli amici della Pop Art, anche se sosteneva: “Io penso di discendere da Duchamp. Sento forte questa derivazione europea che mi distingue dagli americani.“
L’esistenza di Rotella rientra nell’iconografia della vita d’artista dove si intrecciano passione, ironia e tenacia. Una vita anche trasgressiva (ben raccontata nell’autobiografia L’ora della lucertola), dove arte e belle donne convivono in un legame indissolubile. Rotella eccentrico lo è stato davvero, tanto da essere l’ispiratore dell’esilarante personaggio di Un Americano a Roma interpretato da Alberto Sordi: nel ‘53, appena tornato dagli Stati Uniti, proprio da Kansas City, girava per Roma con camicie, giacche e cappelli vistosissimi, esageratamente all’americana. Un vezzo d’artista talmente surreale che l’amico Lucio Fulci, sceneggiatore di Steno, non se lo lasciò scappare. Il tormentone di Nando Moriconi è nato grazie a quel giovane artista che lungo le strade di Roma era alla ricerca di una «illuminazione».
Mimmo aveva una voce incredibilmente bella, aveva l’aspetto, di una statua greca in bronzo caduta da un autotreno, sull’autostrada e ammaccata, aveva qualche cosa di ammaccato, di rovinato, pero’ era un personaggio incredibile... unico. Abbiamo trascorso tanti inverni e tante estati insieme…lunghe estati a volte al sud a volte al nord…Gli piaceva nuotare e raccontava, raccontava, raccontava…Un rapporto di immenso affetto il suo per me…gli piacevano le foto, si sa, e molte, infinite ne abbiamo fatto, a Nizza come a Crotone, a Capri come a Capo Colonna…Un gioco, una performance, un canto…un incanto. 
E poi la sua mamma. Io ventenne già non ce l’avevo più la mamma e lui ultrasettantenne aveva questa mamma vecchissima e dolce, l’unica donna che lui abbia veramente amato, perché per lei Mimmo era sCopiaempre un bambino, l’unica capace persino di definire Mimmo generoso…finchè è vissuta più e più volte siamo andati a trovarla…Ho realizzato delle belle mostre per Mimmo, sempre ‘particolari’…’diverse’…e molte volte abbiamo parlato e progettato e cantato. Gli piaceva il mio modo di pensare all’arte e gli piaceva che lo portavo con me in un mondo di giovani e giovanissimi. Sono anche riuscita a fargli conferire la laurea in pittura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, a lui e a Gian Paolo Prearo che ha fatto per lui negli anni Settanta un libro bellissimo. Sono molti i testimoni ‘eccelsi’ delle nostre vacanze e dei nostri viaggi. Mi piaceva riunire artisti diversi e grandiosi in luoghi marini, al cospetto dell’infinito e delle stelle.  Conservo preziosamente dei lavori di Mimmo fatti apposta per me, sapeva che amavo la fantascienza e mi faceva scegliere le immagini dei miei film preferiti. Gliele procuravo io stessa. E per me aveva fatto un lavoro dedicato a Virus, la mia avventurosa rivista. Mimmo, sono certa, anche se non l’ha mai ammesso, voleva più bene a Cesare che a me, anche se voleva molto bene ad entrambi. Ma di Cesare amava molto anche le opere, tant’è che molte volte gli ha chiesto di fare dei cambi, e il ritratto che gli ha fatto Cesare, in ceramica, verniciato in argento e con il ‘radar mentale’ era l’unica opera non sua che teneva in casa…Credo di aver conosciuto un Mimmo Rotella sconosciuto a tutti e l’ho visto sereno, preoccupato, addormentato, capriccioso…ma sempre geniale. Diventata un altro quando lavorava, un’altra personalità, era quasi uno ‘strumento’ dell’arte. Decollages, Coperture, Sovrapitture, Poemi epistaltici, e soprattutto una componente comportamentale, hanno continuamente rinnovato il suo linguaggio artistico e la sua curiosità, che lo porta a interessarsi di nuovi fenomeni, di giovani artisti, di nuove pubblicazioni. Sin dalla fine degli anni ’50 ha iniziato ad utilizzare le immagini prodotte dal mondo del cinema e della pubblicità, intuendo il potenziale di recupero di immagini già prodotte, e riprodotte. Affascinato da tutte le immagini…come uno che le vede per la prima volta. Poco nostalgico anzi, affatto nostalgico, le poche volte che raccontava di luoghi era della Francia che raccontava, mai della Calabria, di cui amava solo la cucina. 
Quella qui di seguito è l’ultima conversazione ‘pubblica’ che abbiamo realizzato…ed è così che sarà sempre per me: curioso, rapace, allegro, irriverente, e alla sera malinconico… E come direbbe Forrest Gump…”Io su questo argomento non ho altro da dire.

23.04.2021