ROBERTO KUSTERLE - ANACRONOS

Le questioni che Roberto Kusterle ci pone con la sua fotografia sceneggiata (staged photography),sono segnate comunque: segnate nelle estensioni antropologiche del tempo e dello spirito,in entrambe le loro storie e nel loro apparire e sono misurabili esclusivamente attraverso la fantasia dissociata dalla realtà e attraverso viaggi onirici verso le distanze estese e non definite.Distanze che provocano una sensazione spiacevole, di doppio senso, di morbosità, del grottesco e della paramitologia umana, sulla sua coesistenza con la natura e con il mondo animale. Lo spirito medievale di Bosch, il manierismo di Arcimboldo, le composizioni di repertorio surrealistico – comunque diverse dalla giocosità modernista di Maxernst e dall'incanto poetico, l'allienazione
dalla permanenza dell'uomo contemporaneo: ecco, tutto ciò è definito in modo preciso e coesistente, Kusterle ce lo trasmette nei ritagli griggiastri compositivi e in bianco e nero, nei puzzles che consentono la coesistenza di storie varie e intrecciate, nonchè dei loro principali antagonisti figurativi con gli oggetti ridotti, simbolici, vivi e non vivi. E in tutto ciò non si riscontra alcuna inesattezza o dei collages forzati: Kusterle è sì, maestro del racconto epico,ma anche dell'idea stessa ovvero della sua elaborazione: senza il "tehné" non ci sarebbe nemmeno il suo "anahronos" narrativo.L'arte di Kusterle è delineata dalla poetica scura con componenti narrative molto espresse. Il mezzo fotografico funge esclusivamente da fissatore del dramma in essere e non annuncia la sua soluzione. I protagonisti infatti altro non sono che esseri umani enigmatici, racchiusi per lo più in maschere animali, prevalentemente in forma di pesce, in metafore infernali alate, in nanerottoli spettrali fiabeschi, in giganti impotenti di dimensioni sisifiane che portano o trascinano degli immensi carichi soprannaturali e pesanti. La totalità della drammaturgia di Kusterle si evolve come attraverso delle sequenze di un film ben diretto; e noi restiamo come in attesa del loro eventuale ricongiungimento in un ordine tutto particolare. Il divenire, raccontato dall'obbiettivo di Kusterle, sta lì, pronto e largamente aperto dinanzi all'impotenza fisica e spirituale dell'uomo che si confronta con il proprio fatale cataclisma.
 

17.03.2021