TANTO FESTA - IL CONSUMO E IL CONCETTO

Tano(Gaetano) Festa, Roma 1938-1988. Festa è stato uno dei protagonisti del gruppo di artisti conosciuto come Scuola di Piazza del Popolo, riduttivamente legato alla corrente artistica della Pop Art italiana, ha prodotto opere di mirabile profondità culturale, prima di stampo Neo Dada e poi anticipando le correnti Neo Espressioniste esplose sul finire degli anni ’70 del 900.
Il suo lavoro che era spesso realizzato in serie, reiterato, fino ad essere considerato familiare ed iconico. Immagine privata e iconografia pubblica sono in esso vicendevolmente implicate, comunicanti e comunicative.
L’effetto sicuro dei così detti riporti dalle pitture iconiche del rinascimento è sempre quello di non mostrare la violenza commerciale della serialità. In questo Tano Festa è come riuscito a mimetizzare il livello oggettivo e post-prodotto dei suoi soggetti nella pittura stessa, o meglio, a renderli indubbi oggetti d’arte. Sono passati più di quarant’anni dalla fine degli anni sessanta cioè dal periodo in cui crebbe la produzione di questi soggetti e questa sua personale strada all’arte seriale. Ebbene, da almeno dieci anni la rilettura dei classici dell’arte moderna, il remake, si è affermata come una tendenza nel mondo che, deve celebrare questo precedenten italiano. Distinguiamo, certo, il remake infantile o surreale che applica morfologie standard e commerciali (presente in una vasta area – europea, orientale e americana del neo-pop) da quello decorativo, da quella ancora che potrebbe essere definita un’estetica turistico-artistica delle bellezze d’Italia, che diventano quadri. Così, il quadro ha valore non per le sue qualità d’invenzione, ma perché sfrutta o meglio si imbeve del potere economico e della riconoscibilità (legate) dell’icona artistica sottostante, Michelangelo, come al meglio ha sempre fatto, e in anticipo sui tempi, la nostra ex compagnia di bandiera. Quando tutto ciò che è made in Italy, feticisticamente, diventa spendibile come Made in Italy, l’arte italiana diventa prodotto, essendone la nostra arte l’esempio riconoscibilissimo.Ma in nulla diverso dalla pasta o dal design.Guardandole con questi occhi, le Icone di Tano Festa hanno un senso di attualità e di comprensione del divenire storico. Si prestano anche a questo. Ma poi lavori come quelli sui rebus, che immettono nel quadro un oggetto popolare e abitudinale come la settimana enigmistica, colgono da quella ripetizione così legata allo scorrere del tempo di tutti come una incredibile freschezza. Una via italiana all’arte pop. Che l’arte di Festa, che le sue sagome e le sue figure siano depotenziate rispetto alla simbologia, e anche rispetto alla violenza della pop americana o dello stesso Schifano, è un’altra possibilità che ne determina l’eleganza e il distacco concettuale, direi forse cerebrale, nel senso di una sempre chiara scansione di ciò che si modifica, di periodo in periodo. Perché se tutto inizia con la scansione dello spazio, e poi con l’inserimento in questa scansione o apertura di elementi oggettuali – come questa mostra indica nel passaggio dalla Via Veneto alla Persiana – se, ancora, questo passaggio ci obbliga a cercare con gli occhi l’astrazione in un oggetto, che esso non ci mostra, c’è sempre uno spostamento dentro la sua arte, un oscuramento della figura che si mostra, che, dunque, per forza rimanda al concetto.


26.04.2021