1916, Verona, Cimitero Monumentale. Sotto la pioggia, a piangere la scomparsa precoce del grandissimo esponente futurista Umberto Boccioni sono in tanti, tantissimi : lascia un’ eredita’ completa e pesante, il Sogno Realizzato del Manifesto enunciato da Marinetti nel 1910, e un velo di incertezza : cosa ne sara’ del Movimento Audace, dopo che una delle sue pietre miliari e’ caduta ? Il Futurismo, quale destino percorrera’, laddove proprio il Boccioni aveva impresso in esso quelle caratteristiche di velocita’, movimento e dinamismo turbinante, che aveva reso la Corrente gia’ unica nel suo genere ? E come sanare la ferita lasciata dalla partenza di altri due geni futuristi, il Carra’ e il Severini, catturati dalle maglie fascinose del Cubismo ?
Il momento e’ gravido di incertezza, di dubbio, di apparente tenebra ; ma ecco che li’, in una sorta di atmosfera lunare, crepuscolare, la scomparsa del grande artista apre la strada a dei semi stellari gettati per terra, intorno alla sua lapide : il Movimento si trasferisce a Roma, vicino al suo artefice, il Marinetti, e inizia da capo guardando al costruttivismo, al cubismo e poi al surrealismo.
Siamo nel 1918, a soli due anni dalla scomparsa di Boccioni, e chi e’ rimasto evade con la mente : di colpo, aprendo le ali dopo il vuoto del lutto, l’ Aeropittura decolla.
Sono anni importanti, legati a primati italiani importanti, c’ e’ il Volo su Vienna e Fiume di D’ Annunzio, le gare di idrovolanti Aermacchi sui Grandi Laghi, il desiderio di slancio verso l’ alto per rincorrere il Verde Baleno, per proiettarsi ‘ al di fuori’ del Pianeta, in un’ ottica del tutto extra- terrestre che, romanticamente, artisticamente, aprira’ la strada alla prima percezione dell’ Uomo Satellitare : campioni di questi Voli Fantastici in cui si contempla la topografia dall’ Alto sono D’ Anna, Tato, Sibo’, ma non mancano all’ appello anche apporti femminili, con commistioni tra Surrealismo e Aeropittura, si veda per esempio Leandra Angelucci, affascinata dagli Occhi del Cosmo. Ma ovviamente non e’ tutto oro quello che riluce : la ripresa dello slancio eroico e interprete del mondo contemporaneo che vola, e che grida ‘ Me Ne Frego !’ da parte di chi ha continuato dopo la morte di Boccioni, attira critiche feroci, specie da parte di chi non vede di buon occhio il Governo Mussolini e da parte di chi non intende lasciare la Visione Boccionicentrica : i nuovi futuristi vengono etichettati con disprezzo, chiamati artisti minori, o anche imitatori, falsari, epigoni, successori senza grandi idee- come sempre, solo la Posterita’ ridara’ loro il giusto posto che spetta a questi semi stellari dimenticati e anche un po’ bistrattati.
Lo stesso poeta fiorentino Giovanni Papini, che partecipo’ al Futurismo per brevi periodi, ammise con scoramento che nel post Boccioni l’ audace generazione futurista era pressoche’ scomparsa.
Senza il lavoro preziosissimo del grande critico Enrico Crispolti, infatti, molta della produzione del Secondo Futurismo, si prendano alcuni nomi come Prampolini e Fillia, sarebbe stata totalmente ignorata, finendo nella penombra del lato oscuro della Luna, dove le idee vanno in sonno.
Per fortuna, non e’ stato cosi’ e grazie a Crispolti il Secondo Futurismo, dal 1958 in poi, ha potuto trovare la sua giusta collocazione tra le avanguardie europee.
Pian piano, in quella che era considerata solo la coda meno luminosa e numinosa della cometa, lo strascico trascurabile di detriti cosmici, cominciarono ad emergere nomi importanti, e soprattutto una quantita’, una miriade, di costellazioni in formazione : Depero, Prampolini, Fillia, Dottori, Sibo’, D’Anna, Tato, Angelucci, Cangiullo, e ancora Balla, Russolo, lo stesso Severini, come toccata e fuga…
La critica artistica tuttavia si divide- nel Marchiori è possibile individuare una decisa opinione in contrasto con quella di Crispolti*:
“ La degenerazione del futurismo impedì un giusto giudizio su Boccioni, Carrà, Balla, Russolo, Sant’Elia, Severini, Soffici, che avevano sostenuto il confronto con gli artisti d’avanguardia dell’Europa intera. Costoro non potevano esser confusi coi “mistici” e coi volontari dell’aeropittura coi gregari occasionali dell’avanguardismo accademico.”
La diatriba per fissare le linee del Secondo Futurismo, anche temporali, andra’ avanti ancora per un po’, con il botta e risposta tra i vari Crispolti, Calvesi, Marchiori, Mariani, Viazzi, laddove ad esempio, il Crispolti rispondera’ seccato al Marchiori che chiamare il Secondo Futurismo col nome di « Futurismo Minore » era un’ offesa ed un’ ingiustizia : la vexata quaestio non e’ ancora del tutto risolta, dal momento che le riscoperte, attuate soprattutto da grandi gallerie e collezionisti coraggiosi, si aggiornano di continuo : preziosissimo pertanto, in questo percorso, e’ stato l’ apporto di Giancarlo e Massimo Carpi, ma anche di Fiorella La Lumia col figlio, Flavio Lattuada : per il collezionismo di nicchia, quale e’ la pittura futurista, l’ opportunita’ di incontrare nuovi nomi pressoche’ ignoti al grande pubblico rappresenta un’ occasione non solo per ampliare la conoscenza di questa Corrente Artistica che troppo ingiustamente e’ stata trascurata per via di un pregiudizio legato al Fascismo, ma anche per poter fare della Cultura Vera, scevra da orientamenti politici, e quindi guardare in prospettiva cio’ che davvero e’ stato il Novecento nella completezza delle sue Avanguardie. Da questo punto di vista, questa mostra e’ doppiamente di grande valore, e merita pertanto un pieno plauso.
* Per riferimenti ai vari dilemma dei critici, si veda il saggio di Sayaka Yokota, “ Il “secondo” futurismo: il problema della periodizzazione ed i suoi studi.”
Maria Elena Loda
14.05.2021