GIULIO D'ANNA, UN SINGOLARE AEROPITTORE-LIBRAIO PT. 2

 

L’aeropittura è la sua pittura, in cui però la modernità degli assemblaggi e le componenti positive della natura fanno perdere agli elementi meccanici il quoziente negativo della civiltà industriale proprio attraverso la loro proiezione in un paesaggio solare, in panorami che si fondono aprendo direzioni nuove, che sono solo dell’immaginario, in un effervescente scoppiettio di curve, ondulazioni, rette: attraenti “scudisciate coloristiche”, come vengono definite nel 1933. Dall’alto, alberi, case, colline assumono dimensioni miniaturistiche con una riuscita sintesi di forma, colore, materia e volume, che talora ha sottili richiami naif e guarda alla lezione figurale e cromatica di Balla e Depero, ma con una coniugazione tutta mediterranea. Arcobaleni ben auguranti incorniciano dall’alto case, strade, barche a riposo, alberi, perfino le rovine sottostanti lasciate dal terribile terremoto del 1908 a Messina: ma a D’Anna interessa di più la rinascita, senza disarticolazioni della realtà. È un paesaggio solare, il suo, una poesia lirica del paesaggio, in cui mare e terra si scontrano e si incontrano, in cui aerei coloratissimi, in genere con i colori pastello, fanno esplodere tutta la gioiosa fascinazione dell’infinito in una mutevole polidimensionalità di prospettive. E sorvolano con audacia il grande cono dell’Etna e perfino si sdoppiano tra realtà in cielo e autocitazione sul cavalletto (Virata su ponte faro, 1933-’34). Nel suo slancio sperimentale e lirico Giulio giunge perfino a particolari montaggi di compenetrazione tra figura umana, femminile soprattutto, e aereo con esiti veramente singolari nella pittura futurista. Così, i suoi aerei appaiono emblemi del dinamismo cosmico, pur se sono squadrati, semplificati, infantili anche, apparentemente privi di dettagli meccanici e plastici, che, ben osservando invece, presto si mostreranno, rivelando le profonde conoscenze da parte di D’Anna delle caratteristiche tecniche delle singole macchine. Studiandolo con diversa attenzione, si scopre oggi la sua profonda conoscenza di tutte le tipologie delle macchine-aereo degli anni Trenta, di cui fissa col pennello i dettagli con una precisione tutta nuova nelle sue icone pittoriche, una precisione scientifica e meccanica. Degli aerei in uso nell’aeronautica italiana D’Anna segue le evoluzioni e le imprese con partecipazione documentale e psicologica, stupendoci ancora. E forse sono da ricordare gli anni vissuti da D’Anna a Palermo, in cui a contatto soprattutto con Vittorio Corona, che lavorava nell’Ufficio tecnico della ditta Ducrot, di cui era anche comproprietario Caproni, e in cui si producevano eliche in legno e si montavano idrovolanti, i suoi cari idrovolanti, poté vedere e conoscere varie e recentissime tipologie di aerei. Lo attraevano anche i Savoia Marchetti, gli aerei con cui negli anni Trenta si facevano le famose trasvolate dell’Atlantico e che nel suo dipinto dedicato a quella di Italo Balbo divengono minuscole forme via via ingrandentisi in un ampio arco di cielo, fino a mostrare chiaramente i particolari che li caratterizzano. E si cimenta perfino nell’aeropittura di guerra, non vissuta questa, ma raccontatagli dal fratello, caricando di cromie livide e scure e di significati luttuosi la macchina e il paesaggio. Una parte della cultura italiana, aveva condannato la guerra sottolineandone gli orrori, le morti, i sacrifici le perdite e aveva visto in questa macchina uno strumento di distruzione: D’Anna rimane fedele al suo immaginario. Altra macchina da lui amata è il treno (Simultaneità di paesaggio + treno, delizioso per quell’uscita dalla galleria e quella miniatura di paesaggio in alto sulla sinistra, Finestra sullo Stretto, Velocità simultanea di treno+aereo del 1934, Paesaggio simultaneo+aereo Caproni+treno straordinario per l’ampiezza e complessità degli elementi raffigurati), legata, credo, inizialmente a sue esperienze autobiografiche, forse il ricordo del suo viaggio di trasferimento da Palermo a Messina,. E ci sono anche i treni che in gran numero attraversano lo Stretto e gli ampi paesaggi di un’isola amata e mai abbandonata.

Anna Maria Ruta



05.07.2021